LA GRANDE STORIA DEL “TOUR” DEL CICLISMO GIOVANILE
MEZZO SECOLO DI GIOVANI CAMPIONI SULLE STRADE TRA LIGURIA E TOSCANA
NELLA CORSA CHE SCOPRE IL FUTURO
L'INTUIZIONE DEL 1975
Il Giro della Lunigiana nasce da un’intuizione semplice e coraggiosa: portare sulle strade della bassa Lunigiana una corsa a tappe capace di misurare il talento dei giovani ciclisti. Alla fine della stagione 1975 i dirigenti dell’U.S. Casano organizzano una breve gara di due giorni, il “Giro della Bassa Lunigiana”, riservata ai migliori dilettanti italiani. Il successo organizzativo convince subito il mondo del ciclismo: l’anno seguente la manifestazione entra stabilmente nel calendario nazionale della Federazione Ciclistica Italiana per la nuova categoria Juniores, ragazzi di 17 e 18 anni. Da quel momento prende forma il Giro della Lunigiana moderno, destinato a diventare una delle corse giovanili più prestigiose al mondo.
IL “TOUR DEI GIOVANI CAMPIONI ” DEL CICLISMO GIOVANILE
Con il passare degli anni il Giro della Lunigiana cresce, cambia pelle e allarga i propri confini. La corsa entra nel calendario internazionale dell’Unione Ciclistica Internazionale e viene considerata nell’ambiente il “Tour dei Giovani Campioni” del ciclismo giovanile. Non è una definizione di maniera: per molti ragazzi il Lunigiana rappresenta il primo vero confronto con una gara a tappe di alto livello, con selezioni regionali italiane e nazionali Europee ed Extraeuropee. La formula è uno dei segreti del suo fascino. Non corrono squadre di club, ma rappresentative regionali italiane e nazionali estere, con i migliori sei atleti selezionati da ciascuna formazione per un massimo di 174 atleti. Questo meccanismo ha portato sulle strade tra Liguria e Toscana giovani destinati a diventare campioni veri, ma anche ragazzi arrivati da culture, scuole ciclistiche e mondi diversi. La gara, dunque, non ha costruito soltanto una classifica: ha costruito un rito sportivo.
LE STRADE DELLA LUNIGIANA: PIANURA, SALITA E IDENTITÀ
Il Giro vive nel paesaggio che lo ospita. Le tappe attraversano la Lunigiana storica, tra Liguria e Toscana, soprattutto nelle province della Spezia e di Massa-Carrara, ma nel tempo hanno toccato anche altri territori, come Lucca, Pistoia, Genova e località simboliche della Riviera ligure. Nel settembre del 2025 partì dalla centralissima piazza De Ferrari a Genova. Il percorso cambia di anno in anno, ma conserva una natura mista: giornate adatte ai velocisti, tratti mossi, arrivi in volata, salite capaci di fare selezione dove lì non basta avere gambe veloci: serve tenuta, testa, capacità di leggere la corsa. È il tipo di giornata in cui un ragazzo comincia a capire se può davvero diventare corridore. C’è poi da sottolineare anche il valore paesaggistico della corsa: dal verde della Lunigiana storica alle Pievi e ai castelli medievali, dal Golfo del Tigullio alle Cinque Terre, dall’area archeologica di Luni al comprensorio marmifero delle Apuane. Il Giro diventa così una carovana sportiva che racconta i territori mentre li attraversa.
LA MAGLIA VERDE E LE ALTRE INSEGNE DELLA CORSA
Ogni grande corsa ha i suoi simboli. Al Lunigiana il simbolo più forte è la maglia verde, quella del leader della classifica generale. È la maglia che hanno sognato generazioni di ragazzi e che molti campioni hanno indossato prima di farsi conoscere dal grande pubblico. Accanto alla verde ci sono le altre classifiche: la maglia a Pois per la montagna, blu per la classifica a punti, la arancione per i traguardi volanti, la bianca per i giovani e la celeste per gli italiani. Colori che trasformano la corsa in un racconto dentro il racconto: lo scalatore, il velocista, il regolarista, il combattente dei traguardi intermedi, il miglior giovane, il migliore atleta italiano. Nel 2020, anche senza corsa a causa della pandemia, il Lunigiana ha vissuto una consacrazione simbolica: due suoi vincitori sono saliti sul tetto del ciclismo mondiale. Tao Georghegan Hart, vincitore del Lunigiana 2013, ha conquistato il Giro d’Italia; Tadej Pogačar, vincitore del Lunigiana 2016, ha conquistato il Tour de France. La maglia verde, idealmente, si è trasformata in rosa e in giallo.
GLI ANNI OTTANTA: L’EST, L’ITALIA E IL PRIMO RESPIRO MONDIALE
Gli anni Ottanta segnano l’apertura internazionale. Nel 1980 la nazionale sovietica domina la corsa: l’URSS vince tre tappe su quattro con Voronin e Demidenko, e proprio Demidenko conquista la classifica generale. Anche nel 1981 il successo resta nell’area sovietica con Oleg Tchougeda. Nel 1981 il Lunigiana vede al via una squadra azzurra con nomi destinati a lasciare traccia: Gianni Bugno, Luigi Botteon, Giambattista Bardelloni e Franco Ballerini. Alla partenza compaiono anche Stati Uniti, URSS, Polonia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Paesi Bassi e Jugoslavia. Dal 1984 al 1989 tornano a vincere gli italiani: Gianluca Tonetti, Paolo Ricciuti, Gianluca Bortolami, Stefano Zanini, Giuseppe Guerini e Gilberto Simoni con Simoni poi vincitore finale. Sono anni in cui il Lunigiana assume sempre più il volto di un laboratorio tecnico: chi emerge qui non ha soltanto talento, ma capacità di stare in gruppo, reggere più giorni di gara, affrontare salite, pianura, nervosismo e pressioni.
GLI ANNI NOVANTA: LA GENERAZIONE DEI FUTURI PROTAGONISTI
Negli anni Novanta il Giro della Lunigiana consolida la sua fama. Vince Pavel Čerkasov. Nel 1992 si impone Marzio Bruseghin. Nel 1993 vince Kokorine Vitaly (RUS). Nel 1994 arriva il successo di Danilo Di Luca, capace di vincere anche una tappa a oltre 48 chilometri orari di media. Il 1995 porta in primo piano Alessandro Brendolin e Ivan Basso. Nel 1998 vince Damiano Cunego, altro nome destinato a legare il Lunigiana al Giro d’Italia dei professionisti. Nel 1999 si afferma Aleksandr Kolobnev, in un’edizione con corridori da Australia, Austria, Belgio, Germania, Repubblica Ceca, Olanda, Norvegia, Russia, Slovenia e, per la prima volta, Giappone. È il decennio in cui la corsa diventa davvero una geografia del ciclismo giovane: non più soltanto italiani contro stranieri, ma scuole ciclistiche diverse che si confrontano su un terreno selettivo e aperto.
IL NUOVO MILLENNIO: DA NIBALI A SAGAN, FINO AI FENOMENI DI OGGI
Nel 2002 il Lunigiana incorona Vincenzo Nibali. Il ragazzo siciliano diventerà poi uno dei corridori più completi della sua generazione, capace di vincere Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta. Nel 2003 la corsa vive anche una pagina di costume sportivo: al via ci sono la nazionale Iraniana e quella Israeliana. Nello stesso anno vince Valerio Agnoli. Nel 2006 il podio è tutto italiano: Daniele Ratto, Diego Ulissi e Adriano Malori. Nel 2008 Peter Sagan vince una tappa, lasciando intravedere la forza, l’istinto e lo spettacolo che lo renderanno poi uno dei corridori più popolari e vincenti del ciclismo moderno. Nello stesso anno la classifica generale va all’austriaco Stefan Mair, davanti a Wilco Kelderman e Paweł Poljański. Poi arrivano altri nomi destinati a pesare: Alberto Bettiol nel 2011, Matej Mohorič nel 2012, Tao Geoghegan Hart nel 2013, Tadej Pogačar nel 2016, Remco Evenepoel nel 2018, Lenny Martinez nel 2021, Antonio Morgado nel 2022, con il successo nel 2023 del francese Léo Bisiaux davanti a Lorenzo Mark Finn e Mottes Lorenzo, nel 2024 Paul Seixas davanti a Lorenzo Mark Finn e Pavel Sumpik e nel 2025 Seff Van Kerchove davanti a Anatol Friedl e Giacomo Rosato
I PREDESTINATI: POGAČAR, EVENEPOEL, ...
Negli ultimi anni il Giro della Lunigiana ha confermato ancora una volta la propria vocazione: intercettare i campioni prima che diventino tali. Le strade della Lunigiana non hanno soltanto visto passare promesse, ma hanno spesso anticipato la storia del grande ciclismo. Nel 2016 la maglia verde finì sulle spalle di Tadej Pogačar, sloveno allora poco più che ragazzo e già capace di mostrare quella naturalezza in salita e quella lucidità tattica che lo avrebbero reso uno dei corridori più forti della sua epoca. Da professionista, Pogačar ha trasformato quella promessa in dominio: ha vinto quattro Tour de France, il Giro d’Italia, più edizioni del Lombardia, la Liegi-Bastogne-Liegi, il Fiandre, la Strade Bianche e il Mondiale su strada, costruendo un palmarès che lo ha portato tra i grandi nomi della storia del ciclismo moderno.) Due anni dopo, nel 2018, il Lunigiana celebrò un altro talento fuori scala: Remco Evenepoel. Il belga dominò la corsa sin dalla prima tappa, aggiungendo la maglia verde a una stagione giovanile già straordinaria. Da professionista ha poi vinto la Vuelta a España, il Mondiale su strada, più titoli mondiali a cronometro, la Liegi-Bastogne-Liegi, la Clasica San Sebastian e, ai Giochi di Parigi 2024, ha firmato una doppietta olimpica storica conquistando sia la prova in linea sia la cronometro.
... SEIXAS E FINN, ALTRI 2 PREDESTINATI.
Il 2024 ha consegnato al Giro della Lunigiana un altro duello da ricordare, quello tra il francese Paul Seixas e l’italiano Lorenzo Mark Finn. Seixas conquistò la classifica generale per appena sei secondi, al termine di una sfida serrata decisa anche dagli abbuoni: 20 secondi accumulati dal francese contro i 16 di Finn. Il ligure si prese però l’ultima tappa, firmando anche una prestazione di grande valore sulla salita di Montemarcello, con un tempo indicato come nuovo riferimento rispetto a quello di Remco Evenepoel nel 2018. Seixas, passato professionista, ha confermato subito la statura del predestinato: nel 2025 ha vinto il Tour de l’Avenir e nel 2026 ha aggiunto successi pesanti come l’Itzulia Basque Country e la Freccia Vallone, diventando uno dei giovani più attesi del ciclismo francese. Finn, dal canto suo, resta una delle stelle nascenti più luminose del ciclismo italiano: il suo secondo posto al Lunigiana nel 2023 e nel 2024, unito alla vittoria nella tappa finale, ha confermato la sua capacità di correre da protagonista contro i migliori coetanei del mondo.
LA 49ª EDIZIONE: IL PODIO DEL 2025 E IL PASSAGGIO VERSO IL CINQUANTESIMO
La 49ª edizione del Giro della Lunigiana, disputata nel 2025, ha aggiunto un altro tassello alla dimensione internazionale della corsa. A imporsi nella classifica generale è stato il belga Seff Van Kerckhove, davanti all’austriaco Anatol Friedl e all’italiano Giacomo Rosato, portacolori del Veneto. Un podio che ha confermato sia l’alto livello della partecipazione straniera sia la presenza competitiva del movimento italiano.
AL LUNIGIANA NON SONO AMMESSE SQUADRE DI CLUB, MA SOLO I MIGLIORI SELEZIONATI 6 ATLETI DELLE RAPPRESENTATIVE REGIONALI ITALIANE E I MIGLIORI 6 ATLETI DI 15 NAZIONALI STRANIERE PER COMPLESSIVI 174 PARTECIPANTI.
Questa formula di selezione per la corsa consente di portare sulle nostre strade i migliori atleti italiani e stranieri, conferendo alla manifestazione una forte valenza non solo sportiva, ma anche sociale in qualità di aggregazione di giovani di paesi, etnie e culture diverse legati dalla passione per lo sport.
SINCE 1975
"Il Tour de France del Ciclismo Giovanile"
NELL’AMBIENTE CICLISTICO IL GIRO DELLA LUNIGIANA È DENOMINATO IL TOUR DE FRANCE DEL CICLISMO GIOVANILE, È SUFFICIENTE SCORRERE L’ALBO D'ORO PER TROVARE FRA I SUOI VINCITORI I PIÙ TITOLATI CAMPIONI DEL CICLISMO PROFESSIONISTICO DEL PASSATO E ATTUALI.
i corridori del Lunigiana oggi star del ciclismo mondiale
IL VALORE SOCIALE
SPORT, INCLUSIONE E SICUREZZA.
Negli ultimi tre anni il Giro della Lunigiana ha rafforzato anche la propria vocazione sociale. Accanto alla dimensione agonistica, la corsa ha scelto di legare il proprio nome a esperienze e realtà capaci di dare al ciclismo un significato più ampio. Il rapporto con Luna Blu, progetto della Fondazione Carispezia nato per favorire inclusione, autonomia e partecipazione, ha portato dentro la manifestazione un messaggio forte: lo sport può diventare spazio di incontro, di visibilità e di comunità.
A questa sensibilità si è affiancata la collaborazione con la Fondazione Cardinal Maffi, realtà impegnata nell’assistenza e nella cura delle persone più fragili. Il Giro, così, ha confermato la capacità di uscire dal perimetro strettamente sportivo per diventare occasione di attenzione verso chi vive situazioni di difficoltà, portando sulle strade non soltanto atleti e squadre, ma anche valori di vicinanza e responsabilità.
Un altro tema centrale è stato quello della sicurezza e della prevenzione, sviluppato con Cardiosecurity dedicato alla cultura del primo soccorso, all’uso del defibrillatore e ai comportamenti corretti in caso di emergenza. In una corsa che coinvolge centinaia di persone, atleti giovanissimi, volontari e pubblico, la sicurezza non rappresenta un elemento accessorio, ma parte integrante dell’identità organizzativa.
LA CAROVANA
IL PAESE CHE DIVENTA CORSA
Il Giro vive anche grazie a una macchina organizzativa imponente. La carovana conta circa 400 persone: 174 atleti, accompagnatori, giudici, direttori di corsa, cronometristi, medici, personale del cambio ruote, fotografi, giornalisti, interpreti, ospiti, autisti e volontari. A garantire la sicurezza ci sono poliziotti motociclisti, pattuglie, moto staffette e mezzi tecnici. Il parco veicolare supera complessivamente il centinaio di automezzi e comprende ammiraglie, vetture di servizio, mezzi sanitari, auto dei giudici, moto per la sicurezza e per le riprese.
È una corsa professionale affidata però, in gran parte, alla passione di una comunità. E questo spiega perché il Lunigiana non sia solo un appuntamento agonistico, ma un momento atteso dai paesi, dalle famiglie, dai volontari, dagli appassionati che riconoscono in quei ragazzi il ciclismo di domani.
















